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IO BATTE CUORE

ita
Ho organizzato a casa mia, una festa per i miei amici speciali, una vera festa d'amore alla fine di un workshop che è durato sei mesi, da questi mesi è nato un catalogo con le foto dei ragazzi scelti da loro, lettere disegni e foto. Durante i mesi trascorsi insieme abbiamo raccontato il percorso con un video e tantissime immagini.
Shobha Luciana e Soraya insieme a nove ragazzi down. Siamo andati in giro per la città, pieni di passione e giocosità e tanta fotografia.
Una mattina, all’inizio dell’estate, il direttore e la vicedirettrice dell’Associazione Persone Famiglie Down vengono a trovarmi nella mia casa di Palermo.
Mi parlano della loro associazione, delle attività interessanti che svolgono e mi propongono di fare per loro un calendario, con dodici ritratti di alcuni ragazzi.
L’anno prima, avevo già lavorato con un gruppo di ragazzi autistici, avevo trascorso molto tempo con loro e con le loro famiglie, fotografarli era stata un’esperienza che mi aveva preso l’anima.
Realizzare un calendario non mi bastava, volevo fare di più:ho avuto una zia down e, quando ero piccola, mi sembrava di avere un angelo in casa.
Propongo un corso di fotografia, li avrei portati in giro per la nostra città, avrei insegnato loro ad usare ed amare un nuovo mezzo per riuscire ad esprimersi.
La mia proposta piace, troviamo i primi sponsor per comprare le compatte digitali.
Senza tanti soldi nasce il Progetto Immagina. Andiamo al primo incontro. Mi attendono, seduti compostamente, un gruppo di ragazze e ragazzi, tra i quattordici ed i ventisei anni. Ci fissano incuriositi, io, con la mia macchina fotografica, Soraya, la mia assistente, Luciana Zarini, una cara amica, con la sua telecamera. Penso siano le nostre attrezzature a incuriosirli.
Sono emozionata, spiego loro il progetto e, quando dico che saremo andati in giro a fotografare, e che Luciana avrebbe fatto un film su di loro, conquisto subito la loro simpatia. Questo scatena un’energia tra il gruppo: avevo detto le parole giuste e, nel giro di pochi secondi, alcuni di loro si avvicinano con una confidenza tale da farmi sentire molto più rilassata. Mi fanno tante domande, chi mi parla del matrimonio della zia, chi del fidanzato, chi della pasta al pomodoro, della palestra, dei loro amici e, per farmi piacere, uno di loro, Giuseppe Moschitta, mi dà una pacca sulla spalla rassicurandomi che sarebbero stati attenti e bravi.
Mettere a fuoco è la cosa che più li confonde, si avvicinano talmente tanto al soggetto che lo sfocano, vedo affiorare in loro un approccio gioioso mentre scrutano il mondo, euforici, incuriositi.
Fatto lo scatto corrono da me per mostrarmi la foto, contenti di portare con loro un pezzettino di mondo.
Ci incontriamo per sei mesi, due volte a settimana. Scegliamo ogni volta un quartiere diverso, oppure ci vediamo nella sede dell’associazione.
Scarichiamo le foto nel computer e poi, con pazienza, tutti insieme le guardiamo. Ogni bella foto è un battito di mani e ogni foto brutta uno spunto per ridere e scherzare.
Ognuno di loro ha uno stile riconoscibile, ognuno di loro, pur scattando nella stessa situazione, ha uno sguardo diverso. Nove ragazzi: Cinzia, Roberta, Manuela, Chiara, Giuseppe C., Giuseppe L., Giuseppe M., Paolo e Agostino, tutti con una forte personalità e talento sorprendente.
I ragazzi non conoscono alcune zone di Palermo e, quando li porto in un quartiere fatiscente del centro storico, Giuseppe M. rimane indignato per la sporcizia: “Dovrebbero arrestare il sindaco - mi dice, la città è un degrado, gli scriverò una lettera”.
Il loro approccio è filtrato dalla ricerca della bellezza; chi punta lo sguardo sui particolari, un panino sulla panchina, una foglia secca sull’asfalto, una scritta sulla maglietta o un’insegna al neon che taglia il vicolo buio, altri invece amano fotografare la gente che passa per strada, le bancarelle del melone freddo, la vivacità dei mercati.
Durante le uscite porto con me delle grandi stoffe colorate. Quando li sento stanchi, stendiamo i teli sul prato e ci sdraiamo per guardare le nuvole e il cielo.
Agostino, il più piccolo dei ragazzi, un gran talento fotografico, è sempre silenzioso, va in giro a scattare le sue foto con tanta leggerezza. Mi ricordano quelle di alcuni fotografi d’arte contemporanea. Lineari, essenziali.
Ama fotografare il cielo e le nuvole che si rincorrono basse.
Nel periodo di giugno, i giardini della nostra città sono affollati di turisti di ogni paese che amano distendersi al sole nel prato fresco, per i ragazzi fotografarli è un’ occasione e anche un buon motivo per dire qualche parola d’inglese e per raccontare che loro sono fotografi ed io la maestra.
Paolo riprende solo i particolari, lo vedo totalmente sedotto, rapito, mentre fotografa un pezzo di piede con lo smalto nero di una ragazza olandese o gli occhi sorridenti di una spagnola, il particolare di una stampa di una madonna sopra una pescheria, le zampe di un cane randagio, la mano di Cinzia protesa verso l’alto, come volesse toccare il cielo. Anche Paolo è un talento, le sue foto mi ricordano quelle di Martin Parr.
Cinzia conosce tutti i telefilm. La Squadra è la sua passione. Ha un diario che porta sempre con se', con Raul Bova stampato sulla copertina, fotografa le sue pagine, comprese le tante lettere d’amore che scrive e dove, a volte, appare anche il mio nome. Spesso posa come modella per il gruppo, sale sugli alberi per farsi fotografare, mimando le veline, e poi si ritrae allo specchio inventando personaggi diversi, uno scatto dopo l’altro. La sua creatività è esplosiva e Gigi D’Alessio è il suo cantante preferito.
Nelle sue foto più intime e sensuali c’è tutta l’irrequietezza dei suoi anni.
Chiaretta, la più piccola delle femminucce, ama fotografare i fiori, la natura: la sua dolcezza è disarmante, le sue foto ben a fuoco, composte. Ha una passione ricambiata per Agostino. Un giorno andiamo a fotografare l’orto botanico, c’è una lite furibonda tra di loro, lei scappa da qualche parte, ma dopo un po’ li rivedo passeggiare con le macchine fotografiche in mano, abbracciati come due fratelli.
Roberta, la più grande delle ragazze, si è appassionata talmente tanto alla macchina fotografica che se la porta sempre dietro, instancabile, e con una passione frenetica fotografa tutto. La casa, il padre, la madre, la cucina, il cibo, tutto! Diventa abilissima quando fotografa matrimoni, battesimi, spettacoli teatrali, commemorazioni. Mette in posa tutti, anche il prete prima della funzione, fotografando con la passione di un reporter.
Nel quartiere: “il Capo”, un venditore trasporta il carrettino ambulante per i vicoli gridando a squarciagola: “sfincionello, sfincionello caldo!”, alcuni cani randagi con le mammelle piene di latte frugano nella spazzatura e ci passano accanto.
Paolo fotografa tutto. Vediamo una sposa con un ricchissimo abito bianco uscire dalla macchina blu, con il velo sul viso. E’ ferma dinanzi alla porta della chiesa appena restaurata. Spingo le ragazze a fotografare. Le vedo aprirsi un passaggio tra la folla di curiosi, fermarsi e sorridere. Roberta fa la foto più bella, mentre Manuela, a voce bassa, piena di tristezza, mi dice: “Shobhina, noi non possiamo sposarci!” Non so la ragione, ma intuisco che il dolore è grande, la accolgo tra le mie braccia e le confido che neanche io sono sposata.
I ragazzi sono meno interessati alla sposa e ci apettano vicino al banchetto della carne bollita.
Un gruppo di uomini mangia, altri giocano a carte seduti ad un tavolino bianco di plastica dura, nel centro della piazza Kalsa. Ci fermiamo in un piccolo bar del quartiere per bere un po’ di acqua fresca, che ci viene offerta gentilmente dal padrone del locale, un signore con grandi baffoni. Ci sorride e, guardandomi dritto negli occhi, mi dice: Brava!! Giuseppe Lupo, uno dei ragazzi, che ama salutarmi come usano spesso fare gli aristocratici, baciandomi la mano delicatamente, gli risponde dall’altra parte del bancone, con tono sicuro, stringendomi alla sua spalla: “E’ la mia maestra di fotografia, ed è bella, brava e buona!”. Giuseppe scatta poco, ma è attento a tutto, ed è un fantastico ballerino. Lavora alcune volte alla settimana nella sede della provincia e, quando vado a trovarlo nel suo posto di lavoro, noto che si muove con disinvoltura tra fax e fotocopie, nell’ufficio che condivide con altri ragazzi down. Mi chiede di fare una foto di gruppo. Presto arrivano tutti, assessori, dirigenti, segretarie, ed io scatto.
Spesso mi parlano della loro sindrome, mi dicono che sono diversi ma non malati. Le loro storie personali e le loro foto raccontano molte più cose di quanto sperassi. Io li amo sempre di più.
Giuseppe Caccamo, cintura marrone di karate, ha una cotta per Cinzia e lei, alcune volte, per distrazione, lo tratta male. Lo vedo subito reagire male, si isola. A volte, invece, ha sbalzi improvvisi di felicità e, se ci troviamo in un parco o in uno spazio aperto, si lancia facendo lunghe capriole. Un giorno andiamo a casa sua per fare un ritratto di famiglia. Sceglie il salotto buono per fotografare la madre, la sistema amorevolmente sotto un arazzo, seduta al centro del divano di raso lucido. Lei gli sorride e lui scatta la foto. Subito dopo ne fa un'altra per sicurezza, come gli avevo insegnato nelle prime lezioni di tecnica. Taglia il dolce preparato dalla mamma: crema gialla, banane e pan di spagna. Ordina la tavola con la tovaglia bianca di pizzo, il caffè in tazzine di porcellana, tutto con modi gentili e amorevoli. Ci mostra la sua cameretta e le foto di famiglia, quelle della prima comunione, raccolte nell’album grande. Mi sembra veramente un angelo.
Nelle mie lezioni non parlo di esposizione o di profondità di campo, si sta insieme, giocando. Dopo aver imparato ad accendere la macchina, ad usare il flash, lo zoom e a cambiare le batterie, sono liberi di improvvisare.
Insegno loro che non bisogna spaventare le persone, e che, prima di scattare, è meglio chiedere il permesso, e la gente si lascia fotografare, sempre sorridendo.
Manuela e Giuseppe Moschitta erano già fidanzati quando ho iniziato il corso. Lui la chiama la mia principessina, e la riempie di foto edi baci. Un giorno davanti al gruppo le dichiara, infilandole un anellino al dito, il suo amore per tutta la vita.
Manuela, dolcissima, con due occhi vispi e occhiali spessi, due codini nei capelli trattenuti da fiocchi colorati, ama fotografare i cibi e tutto quello che c’è dentro il frigorifero. Abbracciata al suo amore se ne discosta solo per scattare velocemente e poi ritornare tra le sue braccia.
Un giorno li porto tutti ad un piccolo luna park di città. Si fotografano tra di loro sulle motociclette, dietro ballerine danzanti, sopra grandi pagliacci e, quando salgono sulle macchine volanti a forma di animaletti, mentre la ruota inizia a girare prendendo velocità e salire in alto, li vedo ridere felici. Vedo Cinzia guardare il cielo e dopo poco gridare, Dio ti amo…ioooooooooo!
Paolo si gira per fotografarla.
Quando il corso sta finendo, ricevo alcune lettere, disegni, frasi affettuose. Mi colpisce una lettera di Cinzia, parla dell’amore, di me e di Luciana, di suo padre e delle amiche. Le sue parole hanno la forza di una luce accecante. Fotografo questa lettera scritta da lei e la uso in seguito come apertura della mostra. “… Io batte cuore, storia d’amore…”
Chiudo il corso organizzando per loro una festa a casa mia, prometto di preparare patatine, coca-cola, pizzette, gelati e che nessun genitore sarebbe stato invitato.
Cinzia porta la sua collezione musicale del Festivalbar, e balliamo e fotografiamo tutto il pomeriggio. E’ stato fantastico.
L’inaugurazione della mostra ha un grande successo di pubblico e di critica: più di settecento visitatori. Il video di Luciana commuove tutti e i ragazzi, vestiti con grande eleganza, si mostrano fieri di loro stessi, protagonisti di una bella storia d’amore.
Io li ho amati molto, umanamente è stata un'emozione unica. Di solito fare fotografie è un’esperienza singola, ma in questo stage tutto è stato collettivo. C’è un detto afgano che dice: “Non diventi uomo finché non doni il tuo amore sincero e disinteressato ad un bambino. Ma non sei un vero uomo finché non ricevi in cambio l’amore sincero e disinteressato di un bambino".

Un progetto è iniziato nel 2005 work in progress fino al 2014.
Il video del progetto è visibile nella sezione video.
Per chiunque fosse interessato alla mostra e al video: sorayamotherindia@gmail.com

Copyright Shobha
All rights reserved


eng
I beat my heart.
I organized a party for my special friends at my house, a real love party at the end of a workshop that lasted six months, from these months a catalog was born with photos of the boys chosen by them, letters drawings and photos.During the months spent together we told the story with a video and lots of images.
Shobha Luciana and Soraya with nine down boys. We went around the city, full of passion and joy and lots of photography.
One morning, at the beginning of summer, the director and deputy director of the People Families Down Association came to visit me in my house in Palermo. They talk to me about their association, the interesting activities they carry out and they propose to make a calendar for them, with twelve portraits of some young people.
The year before, I had already worked with a group of autistic boys, I had spent a lot of time with them and their families, photographing them had been an experience that had taken my soul.
Creating a calendar was not enough for me, I wanted to do more: I had an aunt with down syndrome and, when I was a child, I seemed to have an angel in the house.
I propose a photography course, I would have taken them around our city, I would have taught them to use and love a new way to be able to express themselves. I like my proposal, we find the first sponsors to buy digital compact cameras.
Without much money, the Imagine Project was born. Let's go to the first meeting. A group of girls and boys, between the ages of fourteen and twenty-six, are waiting for me sitting together. They stare at us curiously, I, with my camera, Soraya, my assistant, Luciana Zarini, a dear friend, with her camera. I think it's our equipment that intrigues them.
I am excited, I explain the project to them and, when I say that we will go around photographing, and that Luciana would have made a film about them, I immediately won their sympathy. This unleashes an energy between the group: I had said the right words and, within a few seconds, some of them approached with a confidence that made me feel
much more relaxed. They ask me many questions, those who talk to me about their aunt's wedding, those of their boyfriend, those of tomato pasta, the gym, their friends and, to please me, one of them, Giuseppe Moschitta, pats me on the shoulder reassuring me that they would have been careful and good.
Focusing is the thing that confuses them most, they get so close to the subject that they blur it, I see a joyful approach emerge in them while they scrutinize the world, euphoric, curious.
Once the shot is taken, they run to me to show me the photo, happy to bring a little piece of the world with them.
We meet for six months, twice a week. We choose a different neighborhood every time, or we see each other in the association's headquarters.
We download the photos to the computer and then, patiently, we all look at them together.
Each beautiful photo is a clap of hands and each ugly photo is a starting point for laughing and joking.
Each of them has a recognizable style, each of them, while shooting in the same situation, has a different look. Nine boys: Cinzia, Roberta, Manuela, Chiara, Giuseppe C., Giuseppe L., Giuseppe M., Paolo and Agostino, all with a strong personality and surprising talent.
The boys do not know some areas of Palermo and, when I take them to a dilapidated neighborhood in the historic center, Giuseppe M. is outraged by the dirt: "They should arrest the mayor - he tells me, the city is a degradation, I will write him a letter" .
Their approach is filtered by the search for beauty; those who look at the details, a sandwich on the bench, a dry leaf on the asphalt, an inscription on the shirt or a neon sign that cuts through the dark alley, others, on the other hand, love to photograph people passing on the street, the melon stalls cold, the liveliness of the markets.
On my outings I bring large colored fabrics with me. When I feel them tired, we spread the sheets on the lawn and lie down to look at the clouds and the sky.
Agostino, the youngest of the boys, a great photographic talent, is always silent, he goes around taking his photos with such lightness. They remind me of those of some contemporary art photographers. Linear, essential.
He loves to photograph the sky and the low chasing clouds.
In the period of June, the gardens of our city are crowded with tourists from every country who love to lie in the sun in the fresh lawn, for the kids photographing them is an opportunity and also a good reason to say a few words of English and to tell that they are photographers and I am the teacher.
Paolo takes only the details, I see him totally seduced, kidnapped, while photographing a piece of foot with the black enamel of a Dutch girl or the smiling eyes of a Spanish girl, the detail of a print of a madonna above a fish market, the legs of a stray dog, Cinzia's hand stretched upwards, as if she wanted to touch the sky. Paolo is also a talent, his photos remind me of those of Martin Parr.
Cinzia knows all the show. The team is her passion. She has a diary that he always carries with him, with Raul Bova printed on the cover, she photographs his pages, including the many love letters he writes and where, sometimes, my name also appears. She often poses as a model for the group, climbs trees to be photographed, mimicking tissue papers, and then retracts himself in the mirror inventing different characters, one shot after another. Her creativity is explosive and Gigi D'Alessio is his favorite singer.
In her most intimate and sensual photos there is all the restlessness of his years.
Chiaretta, the smallest of the girls, loves to photograph flowers, nature: her sweetness is disarming, her photos in focus, composed. She has a passion reciprocated for Agostino. One day we go to photograph the botanical garden, there is a furious quarrel between them, she runs away somewhere, but after a while I see them walking with the cameras in hand, embraced like two brothers.
Roberta, the greatest of the girls, has become so passionate about the camera that she always carries it with her, tireless, and with a frenetic passion she photographs everything. The house, the father, the mother, the kitchen, the food, everything! She becomes very skilled when photographing weddings, baptisms, theatrical performances, commemorations. She poses everyone, even the priest before the function, photographing with the passion of a reporter.
In the neighborhood: "il Capo", a vendor carries the walking cart through the alleys shouting at the top of his voice: "sfincionello, sfincionello hot!", Some stray dogs with breasts full of milk rummage in the trash and pass us by.
Paolo photographs everything. We see a bride in a very rich white dress getting out of the blue car, with the veil on her face. It stands in front of the door of the newly restored church. I push the girls to photograph. I see them open a passage through the crowd of onlookers, stop and smile. Roberta takes the best photo, while Manuela, in a low voice, full of sadness, says to me: "Shobhina, we can't get married!" I don't know the reason, but I sense that the pain is great, I welcome her into my arms and I confess that I am not married either.
The boys are less interested in the bride and wait for us near the boiled meat banquet.
A group of men eat, others play cards sitting at a white hard plastic table in the center of Kalsa square. We stop in a small bar in the neighborhood to drink some fresh water, which is kindly offered to us by the owner of the restaurant, a gentleman with big mustache. He smiles at us and, looking me straight in the eye, she says: Brava !! Giuseppe Lupo, one of the boys, who loves to greet me as aristocrats often do, kissing my hand gently, replies to him on the other side of the counter, with a sure tone, squeezing me on his shoulder: “She is my photography teacher, and she is beautiful, good and good! ". Giuseppe takes little, but is attentive to everything, and is a fantastic dancer.
He works a few times a week at the headquarters of the province and, when I go to visit him in his workplace, I notice that he moves easily between faxes and photocopies, in the office he shares with other down boys. He asks me to take a group photo. Everyone comes soon, councilors, managers, secretaries, and I snap.

Often they tell me about their syndrome, they tell me that they are different but not sick. Their personal stories and photos tell many more things than I hoped for. I love them more and more.
Giuseppe Caccamo, brown belt of karate, has a crush on Cinzia and she, sometimes, for distraction, treats him badly. I immediately see him reacting badly, he isolates himself. Sometimes, however, it has sudden changes in happiness and, if we are in a park or an open space, it launches itself doing long somersaults. One day we go to his house to make a family portrait. He chooses the good living room to photograph the mother, lovingly arranges it under a tapestry, sitting in the center of the shiny satin sofa. She smiles at him and he takes the picture. Immediately afterwards he makes another for safety, as I had taught him in the first technical lessons. Cut the dessert prepared by the mother: yellow cream, bananas and sponge cake. Order the table with the white lace tablecloth, the coffee in porcelain cups, all with kind and loving ways. He shows us his bedroom and family photos, those of the first communion, collected in the big album. It really seems to me an angel.
In my lessons I don't talk about exposure or depth of field, you are together, playing. After learning how to turn on the machine, use the flash, zoom and change batteries, they are free to improvise.
I teach them that you shouldn't scare people, and that before you shoot, it's best to ask for permission, and people let themselves be photographed, always smiling.
Manuela and Giuseppe Moschitta were already engaged when I started the course. He calls her my little princess, and fills her with photos and kisses. One day in front of the group he declares his love for his whole life, putting a ring on his finger.
Manuela, very sweet, with two lively eyes and thick glasses, two pigtails in her hair held by colored bows, loves to photograph food and everything inside the refrigerator. Embraced to her love, she departs from it only to quickly shoot and then return to her arms.
One day I take them all to a small amusement park in the city. They photograph each other on motorcycles, behind dancing dancers, over large clowns and, when they get on the flying cars in the shape of animals, while the wheel starts to turn, picking up speed and climbing upwards, I see them laughing happily. I see Cinzia looking at the sky and after a while shouting, God I love you ... I!!!!!!
Paolo turns to photograph it.
When the course is ending, I get some letters, drawings, loving sentences. I am struck by a letter from Cinzia, she talks about love, about me and Luciana, about her father and friends. His words have the strength of a blinding light. I photograph this letter written by you and use it later as the opening of the exhibition. "... I beat my heart, love story "...
I close the course by organizing a party for them at my house, I promise to prepare chips, coca-cola, pizzas, ice cream and that no parents would have been invited.
Cinzia brings her Festivalbar music collection, and we dance and photograph all afternoon. It was great.
The inauguration of the exhibition has a great success with audiences and critics: more than seven hundred visitors. Luciana's video moves everyone and the boys, dressed with great elegance, are proud of themselves, protagonists of a beautiful love story.
I loved them very much, humanly it was a unique emotion. Usually taking pictures is a single experience, but in this internship everything was collective. There is an Afghan saying that says: "Do not become a man until you give your sincere and selfless love to a child. But you are not a real man until you receive the sincere and selfless love of a child in return".

A project started in 2005. Work in progress until 2014.
The video of the project is visible in the video section.
For anyone interested in the exhibition and video: sorayamotherindia@gmail.com


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