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FUNERALI DI LIBERO GRASSI_
Libero Grassi (Catania, 19 luglio 1924 – Palermo, 29 agosto 1991) è stato un imprenditore italiano ucciso da Cosa Nostra dopo essersi opposto a una richiesta di pizzo. È divenuto simbolo della lotta alla criminalità
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Libero Grassi (Catania, 19 luglio 1924 – Palermo, 29 agosto 1991) è stato un imprenditore italiano ucciso da Cosa Nostra dopo essersi opposto a una richiesta di pizzo. È divenuto simbolo della lotta alla criminalità
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Vincenzo Agostino mostra la foto di suo figlio Nino, il poliziotto ucciso dalla mafia a Carini insieme alla moglie Ida Castelluccio e il figlio che portava in grembo. l'8 agosto del 1989.
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Vincenzo Agostino mostra la foto di suo figlio Nino, il poliziotto ucciso dalla mafia a Carini insieme alla moglie Ida Castelluccio e il figlio che portava in grembo. l'8 agosto del 1989.
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Cattedrale_Funerali di Giovanni Falcone e la sua scorta .
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Commemorazione Pier Santi Mattarella: presenti Il presidente Mattarella con la figlia e il figlio.  PALERMO_PIER SANTI MATTARELLA
Eletto deputato all'Assemblea regionale siciliana nella sua VI legislatura, nel collegio di Palermo.Il 21 marzo 1978 fu eletto  Presidente della Regione Siciliana,
La mattina di domenica 6 gennaio 1980, in via della Libertà a Palermo, mentre Mattarella, alla guida della propria Fiat 132, stava per recarsi a messa insieme alla moglie Irma Chiazzese, seduta al suo fianco, alla suocera Franca Chiazzese Ballerini e alla figlia Maria, sedute sul divano posteriore, un sicario si avvicinò all'automobile e lo freddò con colpi di rivoltella calibro 38 attraverso il finestrino, che venne frantumato. Il killer, di cui la moglie Irma fissò l'andatura ballonzolante con l'espressione del viso gentile e lo sguardo di ghiaccio, dopo i primi cinque o sei colpi si allontanò per avvicinarsi a una Fiat 127 bianca ferma pochi metri più avanti, ricevendo da un complice che era alla guida un'altra rivoltella calibro 38 con cui, tornato indietro verso la vettura di Mattarella, esplose altri colpi con traiettoria diagonale attraverso il finestrino posteriore destro che attinsero la vittima e ferirono a una mano la signora Irma Chiazzese, che aveva tentato di coprire e proteggere il volto di suo marito, ormai con il busto reclinato sulla destra, sulle gambe della moglie. Successivamente anche il figlio Bernardo, che si era attardato nel seminterrato adibito ad autorimessa in cui Mattarella era solito parcheggiare la propria vettura, accorse risalendo la rampa di accesso al garage potendo osservare la Fiat 127 che si allontanava lungo via Libertà. La Fiat 127 bianca venne poi ritrovata, verso le ore 14:00, abbandonata lungo lo scivolo di un garage di via Maggiore De Cristoforis, angolo via degli Orti, a circa 700 metri dal luogo del delitto.
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Commemorazione Pier Santi Mattarella: presenti Il presidente Mattarella con la figlia e il figlio. PALERMO_PIER SANTI MATTARELLA
Eletto deputato all'Assemblea regionale siciliana nella sua VI legislatura, nel collegio di Palermo.Il 21 marzo 1978 fu eletto Presidente della Regione Siciliana,
La mattina di domenica 6 gennaio 1980, in via della Libertà a Palermo, mentre Mattarella, alla guida della propria Fiat 132, stava per recarsi a messa insieme alla moglie Irma Chiazzese, seduta al suo fianco, alla suocera Franca Chiazzese Ballerini e alla figlia Maria, sedute sul divano posteriore, un sicario si avvicinò all'automobile e lo freddò con colpi di rivoltella calibro 38 attraverso il finestrino, che venne frantumato. Il killer, di cui la moglie Irma fissò l'andatura ballonzolante con l'espressione del viso gentile e lo sguardo di ghiaccio, dopo i primi cinque o sei colpi si allontanò per avvicinarsi a una Fiat 127 bianca ferma pochi metri più avanti, ricevendo da un complice che era alla guida un'altra rivoltella calibro 38 con cui, tornato indietro verso la vettura di Mattarella, esplose altri colpi con traiettoria diagonale attraverso il finestrino posteriore destro che attinsero la vittima e ferirono a una mano la signora Irma Chiazzese, che aveva tentato di coprire e proteggere il volto di suo marito, ormai con il busto reclinato sulla destra, sulle gambe della moglie. Successivamente anche il figlio Bernardo, che si era attardato nel seminterrato adibito ad autorimessa in cui Mattarella era solito parcheggiare la propria vettura, accorse risalendo la rampa di accesso al garage potendo osservare la Fiat 127 che si allontanava lungo via Libertà. La Fiat 127 bianca venne poi ritrovata, verso le ore 14:00, abbandonata lungo lo scivolo di un garage di via Maggiore De Cristoforis, angolo via degli Orti, a circa 700 metri dal luogo del delitto.
MAFIA  - PALERMO_PIER SANTI MATTARELLA
Eletto deputato all'Assemblea regionale siciliana nella sua VI legislatura, nel collegio di Palermo.Il 21 marzo 1978 fu eletto  Presidente della Regione Siciliana,
La mattina di domenica 6 gennaio 1980, in via della Libertà a Palermo, mentre Mattarella, alla guida della propria Fiat 132, stava per recarsi a messa insieme alla moglie Irma Chiazzese, seduta al suo fianco, alla suocera Franca Chiazzese Ballerini e alla figlia Maria, sedute sul divano posteriore, un sicario si avvicinò all'automobile e lo freddò con colpi di rivoltella calibro 38 attraverso il finestrino, che venne frantumato. Il killer, di cui la moglie Irma fissò l'andatura ballonzolante con l'espressione del viso gentile e lo sguardo di ghiaccio, dopo i primi cinque o sei colpi si allontanò per avvicinarsi a una Fiat 127 bianca ferma pochi metri più avanti, ricevendo da un complice che era alla guida un'altra rivoltella calibro 38 con cui, tornato indietro verso la vettura di Mattarella, esplose altri colpi con traiettoria diagonale attraverso il finestrino posteriore destro che attinsero la vittima e ferirono a una mano la signora Irma Chiazzese, che aveva tentato di coprire e proteggere il volto di suo marito, ormai con il busto reclinato sulla destra, sulle gambe della moglie. Successivamente anche il figlio Bernardo, che si era attardato nel seminterrato adibito ad autorimessa in cui Mattarella era solito parcheggiare la propria vettura, accorse risalendo la rampa di accesso al garage potendo osservare la Fiat 127 che si allontanava lungo via Libertà. La Fiat 127 bianca venne poi ritrovata, verso le ore 14:00, abbandonata lungo lo scivolo di un garage di via Maggiore De Cristoforis, angolo via degli Orti, a circa 700 metri dal luogo del delitto.
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Eletto deputato all'Assemblea regionale siciliana nella sua VI legislatura, nel collegio di Palermo.Il 21 marzo 1978 fu eletto Presidente della Regione Siciliana,
La mattina di domenica 6 gennaio 1980, in via della Libertà a Palermo, mentre Mattarella, alla guida della propria Fiat 132, stava per recarsi a messa insieme alla moglie Irma Chiazzese, seduta al suo fianco, alla suocera Franca Chiazzese Ballerini e alla figlia Maria, sedute sul divano posteriore, un sicario si avvicinò all'automobile e lo freddò con colpi di rivoltella calibro 38 attraverso il finestrino, che venne frantumato. Il killer, di cui la moglie Irma fissò l'andatura ballonzolante con l'espressione del viso gentile e lo sguardo di ghiaccio, dopo i primi cinque o sei colpi si allontanò per avvicinarsi a una Fiat 127 bianca ferma pochi metri più avanti, ricevendo da un complice che era alla guida un'altra rivoltella calibro 38 con cui, tornato indietro verso la vettura di Mattarella, esplose altri colpi con traiettoria diagonale attraverso il finestrino posteriore destro che attinsero la vittima e ferirono a una mano la signora Irma Chiazzese, che aveva tentato di coprire e proteggere il volto di suo marito, ormai con il busto reclinato sulla destra, sulle gambe della moglie. Successivamente anche il figlio Bernardo, che si era attardato nel seminterrato adibito ad autorimessa in cui Mattarella era solito parcheggiare la propria vettura, accorse risalendo la rampa di accesso al garage potendo osservare la Fiat 127 che si allontanava lungo via Libertà. La Fiat 127 bianca venne poi ritrovata, verso le ore 14:00, abbandonata lungo lo scivolo di un garage di via Maggiore De Cristoforis, angolo via degli Orti, a circa 700 metri dal luogo del delitto.
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MAFIA  - AULA BUNKER
Alcuni carcerati  dietro le sbarre insieme al principe Calvello di San Vincenzo.
La sua storia giudiziaria ha raccontato il legame tra mafia e aristocrazia. Ma anche il grado di inquinamento insospettabile dei livelli più alti della società siciliana. All'età di 76 anni è morto Alessandro Vanni Calvello Mantegna dei principi di San Vincenzo. Esponente di una delle più antiche e influenti famiglie della nobiltà siciliana, era stato condannato a sei anni nel secondo maxi processo a Cosa nostra scaturito dalle rivelazioni di Totuccio Contorno al giudice Giovanni Falcone. Era il 1984. Per due anni il principe restò latitante poi si costituì. Collezionista di armi pregiate e appassionato di tiro al volo, il principe era stato indicato come persona vicina al boss Francesco Di Carlo. L'amicizia sarebbe nata tra i banchi del "Gonzaga", il liceo dei gesuiti tra i più esclusivi di Palermo. Alessandro Vanni Calvello avrebbe avuto rapporti di affari con Francesco e Vincenzo Di Carlo tanto da affittare loro un castello a San Nicola l'Arena, dove aprì un nigth club in cui si esibivano grandi artisti italiani e stranieri. Secondo l'accusa, il castello avrebbe ospitato anche summit mafiosi. Il principe avrebbe trascorso la sua doppia vita tra le sale del castello e quelle dei seicentesco palazzo di piazza Croce dei Vespri dove viveva il padre Vincenzo e la madre donna Stefanina Ganci Valguarnera. Tra  le sale il regista Luchino Visconti girò alcune celebri scene del "Gattopardo". Nel 1980 le porte del palazzo si aprirono per un ricevimento in onore della regina Elisabetta venuta in visita in Sicilia. Negli anni Novanta era stato arrestato anche il figlio di Alessandro, il principe Vincenzo, e sempre per presunti legami con la mafia. Ma il giovane venne poi assolto.
Principe Calvello di San Vincenzo
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MAFIA
AULA BUNKER
Alcuni carcerati dietro le sbarre insieme al principe Calvello di San Vincenzo.
La sua storia giudiziaria ha raccontato il legame tra mafia e aristocrazia. Ma anche il grado di inquinamento insospettabile dei livelli più alti della società siciliana. All'età di 76 anni è morto Alessandro Vanni Calvello Mantegna dei principi di San Vincenzo. Esponente di una delle più antiche e influenti famiglie della nobiltà siciliana, era stato condannato a sei anni nel secondo maxi processo a Cosa nostra scaturito dalle rivelazioni di Totuccio Contorno al giudice Giovanni Falcone. Era il 1984. Per due anni il principe restò latitante poi si costituì. Collezionista di armi pregiate e appassionato di tiro al volo, il principe era stato indicato come persona vicina al boss Francesco Di Carlo. L'amicizia sarebbe nata tra i banchi del "Gonzaga", il liceo dei gesuiti tra i più esclusivi di Palermo. Alessandro Vanni Calvello avrebbe avuto rapporti di affari con Francesco e Vincenzo Di Carlo tanto da affittare loro un castello a San Nicola l'Arena, dove aprì un nigth club in cui si esibivano grandi artisti italiani e stranieri. Secondo l'accusa, il castello avrebbe ospitato anche summit mafiosi. Il principe avrebbe trascorso la sua doppia vita tra le sale del castello e quelle dei seicentesco palazzo di piazza Croce dei Vespri dove viveva il padre Vincenzo e la madre donna Stefanina Ganci Valguarnera. Tra le sale il regista Luchino Visconti girò alcune celebri scene del "Gattopardo". Nel 1980 le porte del palazzo si aprirono per un ricevimento in onore della regina Elisabetta venuta in visita in Sicilia. Negli anni Novanta era stato arrestato anche il figlio di Alessandro, il principe Vincenzo, e sempre per presunti legami con la mafia. Ma il giovane venne poi assolto.
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MAFIA  - Bruno Contrada
Bruno Contrada (Napoli, 2 settembre 1931) è un ex funzionario, agente segreto e poliziotto italiano; è stato dirigente generale della Polizia di Stato, numero tre del SISDE, capo della Squadra mobile di Palermo, e capo della sezione siciliana della Criminalpol.
Il suo nome fu associato ai rapporti tra servizi segreti italiani e criminalità, culminati nella strage di via D'Amelio dove morì in un attentato il giudice Paolo Borsellino che in quel periodo indagava sui collegamenti tra mafia e Stato, e alla cosiddetta "zona grigia" tra legalità e illegalità. Contrada si è dichiarato collaboratore e amico di Borsellino, ma i familiari del magistrato assassinato hanno smentito fermamente.
Arrestato il 24 dicembre 1992, Contrada, che si è dichiarato estraneo al reato, in un primo tempo assolto in appello, è stato condannato in via definitiva nel 2007 a 10 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Nel 2011-12 venne respinta la richiesta di revisione del processo e sempre nel 2012 finì di scontare la pena.
https://it.wikipedia.org/wiki/Bruno_Contrada
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Bruno Contrada
Bruno Contrada (Napoli, 2 settembre 1931) è un ex funzionario, agente segreto e poliziotto italiano; è stato dirigente generale della Polizia di Stato, numero tre del SISDE, capo della Squadra mobile di Palermo, e capo della sezione siciliana della Criminalpol.
Il suo nome fu associato ai rapporti tra servizi segreti italiani e criminalità, culminati nella strage di via D'Amelio dove morì in un attentato il giudice Paolo Borsellino che in quel periodo indagava sui collegamenti tra mafia e Stato, e alla cosiddetta "zona grigia" tra legalità e illegalità. Contrada si è dichiarato collaboratore e amico di Borsellino, ma i familiari del magistrato assassinato hanno smentito fermamente.
Arrestato il 24 dicembre 1992, Contrada, che si è dichiarato estraneo al reato, in un primo tempo assolto in appello, è stato condannato in via definitiva nel 2007 a 10 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Nel 2011-12 venne respinta la richiesta di revisione del processo e sempre nel 2012 finì di scontare la pena.
https://it.wikipedia.org/wiki/Bruno_Contrada
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MAFIA  - SICILIA SALEMI; FUNERALE DELL' ESATTORE IGNAZIO SALVO.
 Il 17 settembre 1992 Ignazio Salvo fu assassinato mentre stava entrando nel cancello della sua abitazione a Santa Flavia, da un gruppo di killer composto da Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, Gioacchino La Barbera e Antonino Gioè, che furono aiutati dal genero di Nino Salvo, il medico Gaetano Sangiorgi, anche lui "uomo d'onore 
A ordinare la sua morte fu Totò Riina e il motivo dell'assassinio fu lo stesso di Salvo Lima: Ignazio Salvo aveva dato garanzia che si sarebbe attivato perché in Cassazione la sentenza del maxiprocesso venisse annullata, senza però riuscirci; inoltre, secondo i collaboratori di giustizia, il delitto venne eseguito anche per lanciare un avvertimento a Giulio Andreotti perché anche lui non si sarebbe mosso per difendere gli interessi di Cosa nostra ...
Nella foto Gaetano Sangiorgi in piedi, cognato di Ignazio Salvo coinvolto nell'omicidio del suocero.
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SICILIA SALEMI; FUNERALE DELL' ESATTORE IGNAZIO SALVO.
Il 17 settembre 1992 Ignazio Salvo fu assassinato mentre stava entrando nel cancello della sua abitazione a Santa Flavia, da un gruppo di killer composto da Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, Gioacchino La Barbera e Antonino Gioè, che furono aiutati dal genero di Nino Salvo, il medico Gaetano Sangiorgi, anche lui "uomo d'onore
A ordinare la sua morte fu Totò Riina e il motivo dell'assassinio fu lo stesso di Salvo Lima: Ignazio Salvo aveva dato garanzia che si sarebbe attivato perché in Cassazione la sentenza del maxiprocesso venisse annullata, senza però riuscirci; inoltre, secondo i collaboratori di giustizia, il delitto venne eseguito anche per lanciare un avvertimento a Giulio Andreotti perché anche lui non si sarebbe mosso per difendere gli interessi di Cosa nostra ...
Nella foto Gaetano Sangiorgi in piedi, cognato di Ignazio Salvo coinvolto nell'omicidio del suocero.
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MAFIA  - SICILIA SALEMI; FUNERALE DELL' ESATTORE IGNAZIO SALVO.
 Il 17 settembre 1992 Ignazio Salvo fu assassinato mentre stava entrando nel cancello della sua abitazione a Santa Flavia, da un gruppo di killer composto da Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, Gioacchino La Barbera e Antonino Gioè, che furono aiutati dal genero di Nino Salvo, il medico Gaetano Sangiorgi, anche lui "uomo d'onore 
A ordinare la sua morte fu Totò Riina e il motivo dell'assassinio fu lo stesso di Salvo Lima: Ignazio Salvo aveva dato garanzia che si sarebbe attivato perché in Cassazione la sentenza del maxiprocesso venisse annullata, senza però riuscirci; inoltre, secondo i collaboratori di giustizia, il delitto venne eseguito anche per lanciare un avvertimento a Giulio Andreotti perché anche lui non si sarebbe mosso per difendere gli interessi di Cosa nostra ...
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SICILIA SALEMI; FUNERALE DELL' ESATTORE IGNAZIO SALVO.
Il 17 settembre 1992 Ignazio Salvo fu assassinato mentre stava entrando nel cancello della sua abitazione a Santa Flavia, da un gruppo di killer composto da Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, Gioacchino La Barbera e Antonino Gioè, che furono aiutati dal genero di Nino Salvo, il medico Gaetano Sangiorgi, anche lui "uomo d'onore
A ordinare la sua morte fu Totò Riina e il motivo dell'assassinio fu lo stesso di Salvo Lima: Ignazio Salvo aveva dato garanzia che si sarebbe attivato perché in Cassazione la sentenza del maxiprocesso venisse annullata, senza però riuscirci; inoltre, secondo i collaboratori di giustizia, il delitto venne eseguito anche per lanciare un avvertimento a Giulio Andreotti perché anche lui non si sarebbe mosso per difendere gli interessi di Cosa nostra ...
Nella foto Gaetano Sangiorgi in piedi, cognato di Ignazio Salvo coinvolto nell'omicidio del suocero.
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Processo a Vito Alfio Ciancimino (Corleone, 2 aprile 1924 – Roma, 19 novembre 2002) è stato un mafioso e politico italiano appartenente alla Democrazia Cristiana, condannato in via definitiva per associazione mafiosa
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Processo a Vito Alfio Ciancimino (Corleone, 2 aprile 1924 – Roma, 19 novembre 2002) è stato un mafioso e politico italiano appartenente alla Democrazia Cristiana, condannato in via definitiva per associazione mafiosa
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Perquisizione a casa di  Giovanni Brusca
Giovanni Brusca, soprannominato in lingua siciliana u verru (il porco), oppure lo scannacristiani per la sua ferocia (San Giuseppe Jato, 20 febbraio 1957), è un mafioso e collaboratore di giustizia italiano, in passato membro di rilievo di Cosa Nostra.
Arrestato il 20 maggio 1996, nel 2000 gli viene riconosciuto lo status di collaboratore di giustizia. Il 31 maggio 2021 Brusca, dopo aver trascorso 25 anni in carcere, è stato liberato per aver scontato la sua pena, rimanendo sottoposto alla libertà vigilata per ulteriori 4 anni, secondo quanto stabilito dalla Corte d'appello di Milano
Dal luglio del 2022 è sorvegliato speciale in quanto ritenuto socialmente pericoloso, quindi deve sottoporsi a obbligo di firma e non può uscire la sera o incontrare pregiudicati.
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Perquisizione a casa di Giovanni Brusca
Giovanni Brusca, soprannominato in lingua siciliana u verru (il porco), oppure lo scannacristiani per la sua ferocia (San Giuseppe Jato, 20 febbraio 1957), è un mafioso e collaboratore di giustizia italiano, in passato membro di rilievo di Cosa Nostra.
Arrestato il 20 maggio 1996, nel 2000 gli viene riconosciuto lo status di collaboratore di giustizia. Il 31 maggio 2021 Brusca, dopo aver trascorso 25 anni in carcere, è stato liberato per aver scontato la sua pena, rimanendo sottoposto alla libertà vigilata per ulteriori 4 anni, secondo quanto stabilito dalla Corte d'appello di Milano
Dal luglio del 2022 è sorvegliato speciale in quanto ritenuto socialmente pericoloso, quindi deve sottoporsi a obbligo di firma e non può uscire la sera o incontrare pregiudicati.
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MAFIA  - CANICATTI
 Funerali di Antonino Saetta, la figlia del giudice  (Canicattì, 25 ottobre 1988 – Caltanissetta, 25 settembre 1988) è stato un magistrato italiano, assassinato da Cosa Nostra insieme al figlio Stefano.
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CANICATTI
Funerali di Antonino Saetta, la figlia del giudice (Canicattì, 25 ottobre 1988 – Caltanissetta, 25 settembre 1988) è stato un magistrato italiano, assassinato da Cosa Nostra insieme al figlio Stefano.
MAFIA - CANICATTI
Antonino Saetta (Canicattì,  Caltanissetta, 25 settembre 1988) è stato un magistrato italiano, assassinato da Cosa Nostra insieme al figlio Stefano
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MAFIA  - TRAPANI
Funerali Di Mauro Rostagno 
Mauro Rostagno (Torino, 6 marzo 1942 A  Lenzi di Valderice, 26 settembre 1988) è stato un sociologo, giornalista e attivista italiano.
È stato uno dei fondatori del movimento politico Lotta Continua e della comunità socioterapeutica Saman, inizialmente ispirata al movimento di Osho Rajneesh. Venne assassinato in Sicilia da Cosa nostra; dopo l'omicidio del magistrato Antonino Saetta. Sul luogo dell'agguato è stato posizionato un monumento commemorativo che recita: Mauro Rostagno - "vittima della mafia" - «Io sono più trapanese di voi perché ho scelto di esserlo». È stato sepolto al cimitero di Valderice, con un funerale religioso.
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MAFIA
TRAPANI
Funerali Di Mauro Rostagno
Mauro Rostagno (Torino, 6 marzo 1942 A Lenzi di Valderice, 26 settembre 1988) è stato un sociologo, giornalista e attivista italiano.
È stato uno dei fondatori del movimento politico Lotta Continua e della comunità socioterapeutica Saman, inizialmente ispirata al movimento di Osho Rajneesh. Venne assassinato in Sicilia da Cosa nostra; dopo l'omicidio del magistrato Antonino Saetta. Sul luogo dell'agguato è stato posizionato un monumento commemorativo che recita: Mauro Rostagno - "vittima della mafia" - «Io sono più trapanese di voi perché ho scelto di esserlo». È stato sepolto al cimitero di Valderice, con un funerale religioso.
MAFIA  - PALERMO 1985,
 Salvatore Marino muore di torture negli uffici della questura di Palermo
 arrestato nel corso delle indagini seguite alla morte del commissario Beppe Montana, ucciso dalla mafia il 28 luglio 1985. Giocatore di calcio, due mesi prima aveva fatto vincere alla sua squadra la promozione in serie D, fu ritrovato cadavere su una spiaggia palermitana dove gli uomini della squadra mobile palermitana l’avevano abbandonato dopo un’intera notte di bestiali torture
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PALERMO 1985,
Salvatore Marino muore di torture negli uffici della questura di Palermo
arrestato nel corso delle indagini seguite alla morte del commissario Beppe Montana, ucciso dalla mafia il 28 luglio 1985. Giocatore di calcio, due mesi prima aveva fatto vincere alla sua squadra la promozione in serie D, fu ritrovato cadavere su una spiaggia palermitana dove gli uomini della squadra mobile palermitana l’avevano abbandonato dopo un’intera notte di bestiali torture
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MAFIA  - SAN GIUSEPPE JATO
Il covo dove è stato nascosto il piccolo Di Matteo e poi sciolto nell'acido.
nell'estate 1995 fu infine rinchiuso in un vano sotto il pavimento di un casolare-bunker costruito nelle campagne di San Giuseppe Jato al quale si accedeva azionando un meccanismo elettromeccanico, dove rimase per 180 giorni fino alla sua uccisione
https://it.wikipedia.org/wiki/Omicidio_di_Giuseppe_Di_Matteo
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SAN GIUSEPPE JATO
Il covo dove è stato nascosto il piccolo Di Matteo e poi sciolto nell'acido.
nell'estate 1995 fu infine rinchiuso in un vano sotto il pavimento di un casolare-bunker costruito nelle campagne di San Giuseppe Jato al quale si accedeva azionando un meccanismo elettromeccanico, dove rimase per 180 giorni fino alla sua uccisione
https://it.wikipedia.org/wiki/Omicidio_di_Giuseppe_Di_Matteo
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MAFIA  - 1992 Palermo_
Suicida giudice del maxiprocesso
 Il suicidio del Sostituto Procuratore di Palermo Domenico Signorino dopo le accuse di collusione con la mafia rivoltegli dal pentito Gaspare Mutolo, era stato ascoltato dai colleghi che indagano, poi si è sparato alla testa
Ha lasciato un biglietto: Sono innocente.
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MAFIA
1992 Palermo_
Suicida giudice del maxiprocesso
Il suicidio del Sostituto Procuratore di Palermo Domenico Signorino dopo le accuse di collusione con la mafia rivoltegli dal pentito Gaspare Mutolo, era stato ascoltato dai colleghi che indagano, poi si è sparato alla testa
Ha lasciato un biglietto: Sono innocente.
MAFIA  - PALERMO DUE BARE 
 Il 3 settembre del 1982, veniva assassinato dalla mafia il generale dei Carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa, ucciso a Palermo, in via Isidoro Carini, in un attentato nel quale persero la vita anche la moglie Emanuela Setti Carraro e l'agente di scorta Domenico Russo
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PALERMO DUE BARE
Il 3 settembre del 1982, veniva assassinato dalla mafia il generale dei Carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa, ucciso a Palermo, in via Isidoro Carini, in un attentato nel quale persero la vita anche la moglie Emanuela Setti Carraro e l'agente di scorta Domenico Russo
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«Le "stidde" sono un'espressione di Cosa Nostra
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MAFIA  - Partanna 
funerali di Rita Atria,(Partanna, 4 settembre 1974 – Roma, 26 luglio 1992) è stata una testimone di giustizia italiana.
Ufficialmente si tolse la vita a 17 anni una settimana dopo la strage di via D'Amelio, in cui perse la vita il magistrato antimafia Paolo Borsellino; avendo grande fiducia in Borsellino, aveva deciso di collaborare alle indagini su Cosa nostra. Tuttora ci sono dubbi che si sia trattato di un suicidio
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Partanna
funerali di Rita Atria,(Partanna, 4 settembre 1974 – Roma, 26 luglio 1992) è stata una testimone di giustizia italiana.
Ufficialmente si tolse la vita a 17 anni una settimana dopo la strage di via D'Amelio, in cui perse la vita il magistrato antimafia Paolo Borsellino; avendo grande fiducia in Borsellino, aveva deciso di collaborare alle indagini su Cosa nostra. Tuttora ci sono dubbi che si sia trattato di un suicidio

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 Giovanni Falcone - Giovanni Falcone con il generale Mori
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Giovanni Falcone con il generale Mori
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MAFIA  - Palermo 
Padre Frittitta, il confessore del boss Aglieri. Il sacerdote della Kalsa Nel 1997 finì in carcere per quattro giorni con l'accusa di favoreggiamento per via di alcuni incontri avuti con il boss mafioso Pietro Aglieri, che lui definì di natura religiosa in quanto lo avrebbe visto per confessarlo. Venne condannato in primo grado a 2 anni e 4 mesi di reclusione, poi in appello venne assolto.
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Palermo
Padre Frittitta, il confessore del boss Aglieri. Il sacerdote della Kalsa Nel 1997 finì in carcere per quattro giorni con l'accusa di favoreggiamento per via di alcuni incontri avuti con il boss mafioso Pietro Aglieri, che lui definì di natura religiosa in quanto lo avrebbe visto per confessarlo. Venne condannato in primo grado a 2 anni e 4 mesi di reclusione, poi in appello venne assolto.
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MAFIA - TRAPANI_PIZZOLUNGO
Strage di Pizzolungo si intende l'attentato dinamitardo compiuto a Pizzolungo, nel trapanese, con cui Cosa nostra intendeva uccidere il magistrato italiano Carlo Palermo, ma che invece provocò la morte di una donna, Barbara Rizzo e dei suoi due figli gemelli, Giuseppe e Salvatore. IL boss Vincenzo Galatolo condannato a 30 anni per la strage di Pizzolungo.
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TRAPANI_PIZZOLUNGO
Strage di Pizzolungo si intende l'attentato dinamitardo compiuto a Pizzolungo, nel trapanese, con cui Cosa nostra intendeva uccidere il magistrato italiano Carlo Palermo, ma che invece provocò la morte di una donna, Barbara Rizzo e dei suoi due figli gemelli, Giuseppe e Salvatore. IL boss Vincenzo Galatolo condannato a 30 anni per la strage di Pizzolungo.
MAFIA  - TRAPANI_
Strage di Pizzolungo si intende l'attentato dinamitardo compiuto a Pizzolungo, nel trapanese, con cui Cosa nostra intendeva uccidere il magistrato italiano Carlo Palermo, ma che invece provocò la morte di una donna, Barbara Rizzo e dei suoi due figli gemelli, Giuseppe e Salvatore.
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TRAPANI_
Strage di Pizzolungo si intende l'attentato dinamitardo compiuto a Pizzolungo, nel trapanese, con cui Cosa nostra intendeva uccidere il magistrato italiano Carlo Palermo, ma che invece provocò la morte di una donna, Barbara Rizzo e dei suoi due figli gemelli, Giuseppe e Salvatore.
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MAFIA e ANTIMAFIA

ita
Le immagini che scorrono in questo schermo uno dietro l'altra, oggi per me sono più che altro immagini intime, custodite dentro la mia memoria; immagini legate a suoni, rumori, odori, silenzi e paure.
Un mondo di sensazioni invisibili che, delle volte si manifestano nella mente come lampi di luce sulla scena di un crimine.
La violenza e l’illegalità che ho vissuto e fotografato per anni ha sempre avuto un certo consenso sociale
Palermo e la Sicilia hanno vissuto un periodo particolarmente sanguinoso nei primi anni ’80, quando era in corso una guerra di mafia che ha causato centinaia di morti e la violenza mafiosa si è spinta anche all’esterno, colpendo uomini politici, magistrati e rappresentanti delle forze dell’ordine. La violenza e l’illegalità che ho vissuto e fotografato per anni ha sempre avuto un certo consenso sociale.
Questo straripare della violenza mafiosa si spiega con l’affermazione al comando dell’organizzazione mafiosa Cosa nostra del gruppo dei cosiddetti “corleonesi” (originari di Corleone, in provincia di Palermo, un centro che ha avuto un ruolo di primo piano nella storia della mafia come pure dell’antimafia) e con l’arricchimento dei gruppi mafiosi, in particolare collegato con il traffico di droghe, che ha portato alla lievitazione della richiesta di potere e di occasioni d'investimento.
Dopo questa prima ondata di violenza, soprattutto dopo i grandi delitti che hanno colpito uomini delle istituzioni, in particolare dopo il delitto Dalla Chiesa, lo Stato ha reagito, con l’approvazione della legge antimafia, il 13 settembre 1982, pochi giorni dopo l’uccisione di Dalla Chiesa, con il maxiprocesso di Palermo che si è concluso con pesanti condanne, confermate in appello e in Cassazione. Ci troviamo di fronte a un fatto storico.
Per la prima volta l’impunità mafiosa veniva intaccata e questo era il frutto dell’azione dei magistrati raccolti in pool come pure della collaborazione di alcuni mafiosi che per sfuggire alla morte per mano dei loro avversari hanno fatto ricorso alla protezione dello Stato.
La violenza mafiosa è ripresa nei primi anni ’90, con le stragi di Capaci (in cui sono morti Giovanni Falcone, la moglie e tre uomini della scorta) e di Via D’Amelio (in cui sono morti Paolo Borsellino e cinque uomini di scorta) del 1992 e nel 1993 con gli attentati di Roma e le stragi di Firenze (5 morti) e di Milano (altri 5 morti).
Questa volta la violenza si sposta sul territorio nazionale e prende di mira il patrimonio monumentale: a Roma le chiese, a Firenze la Galleria degli Uffizi, a Milano il Padiglione d’arte contemporanea. Ci sono nuove leggi, altri processi e altre condanne.
Resta fino ad oggi aperto il problema se gli uomini di Cosa nostra hanno agito da soli o in collaborazione con altri soggetti. I cosiddetti “delitti politico-mafiosi”, cioè quei delitti che colpiscono uomini delle istituzioni e hanno come scopo il condizionamento del quadro socio-politico, arrestando processi (dinamiche sociali e politiche) che potrebbero toccare interessi di mafiosi e dei loro complici, possono essere ideati e attuati da più soggetti, ma finora non si è riusciti a individuare e a punire per questi delitti soggetti diversi dai capimafia. Ciò vale a maggior ragione per le stragi del ’92 e del ’93: sono stati puniti i mafiosi ma le inchieste su altri possibili colpevoli, esterni a Cosa nostra, non hanno dato finora nessun frutto, anche se le indagini rimangono aperte.

Shobha

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eng
Mafia and Anti-Mafia
The images that flow on this screen one after the other, for me today are mostly intimate images, kept within my memory; images related to sounds, noises, smells, silences and fears. A world of invisible sensations that sometimes manifest themselves in the mind like flashes of light at the scene of a crime.
The violence and illegality that I have experienced and photographed for years has always had a certain social consensus.
Palermo and Sicily experienced a particularly bloody period in the early 1980s, when a mafia war was underway which caused hundreds of deaths and mafia violence also went out into the streets, affecting politicians, magistrates and representatives of the police. The violence and illegality that I have experienced and photographed for years has always had a certain social consensus.
The period of the massacres.
Palermo and Sicily experienced a particularly bloody period in the early 1980s, when a mafia war was going on that caused hundreds of deaths and mafia violence also went out into the public, affecting politicians, magistrates and representatives of the police. This overflow of mafia violence is explained by the affirmation of the mafia organization Cosa Nostra belonging to the group of so-called "Corleonesi" (originating from Corleone, in the province of Palermo, a center that has played a leading role in the history of the mafia as well as the anti-mafia) and with the enrichment of the mafia groups, in particular connected with the drug trade, which led to the rise in the demand for power and investment opportunities.
After this first wave of violence, especially after the great crimes that hit men of the institutions, in particular after the crime From the Church, the State reacted, with the approval of the anti-mafia law, on September 13, 1982, a few days after the killing of Dalla Chiesa, with the maxiprocess of Palermo which ended with heavy sentences, confirmed on appeal and in Cassation. We are faced with a historical fact. For the first time, the mafia impunity was affected and this was the result of the action of the magistrates collected in the pool as well as the collaboration of some mafia members who resorted to the protection of the state to escape death at the hands of their opponents.
Mafia violence resumed in the early 1990s, with the massacres of Capaci (in which Giovanni Falcone, his wife and three men of the escort died) and Via D'Amelio (in which Paolo Borsellino and five escort men died) in 1992 and 1993 with the attacks in Rome and the massacres in Florence (5 dead) and Milan (5 more dead). This time the violence moves on the national territory and targets the monumental heritage: in Rome the churches, in Florence the Uffizi Gallery, in Milan the Pavilion of contemporary art. There are new laws, other trials and other convictions.
To date, the problem remains whether the men of Cosa Nostra acted alone or in collaboration with other subjects. The so-called "political-mafia crimes", that is, those crimes that affect men of the institutions and have as their purpose the conditioning of the socio-political framework, stopping processes (social and political dynamics) that could affect the interests of mafia and their accomplices, can be conceived and implemented by several subjects, but so far it has not been possible to identify and punish for these crimes subjects other than the mafia bosses. This is all the more true for the massacres of '92 and '93: the mobsters have been punished but investigations into other possible culprits, external to Cosa Nostra, have not yielded any results so far, even if the investigations remain opened.

Shobha

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